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Intervista a Corrado Pace, vincitore del Premio dell'Editoria Abruzzese 2017

corrado pace premiazioneDomenica 3 dicembre presso il Circolo Aternino di Pescara, alla presenza di un pubblico numeroso e molto interessato ed emozionato si è svolta la premiazione delle opere vincitrici del V Premio dell'Editoria Abruzzese.
La cerimonia è stata preceduta nella mattina dello stesso giorno da un incontro degli autori finalisti con la Giuria, a conclusione del quale dopo una attenta e difficile valutazione, la Giuria del Premio ha selezionato i vincitori.
I volumi Attenti al gradino di Giulio d'Amicone e Silenzio muto di Corrado Pace erano tra i finalisti del Premio e infine è risultato vincitore del V Premio dell'Editoria Abruzzese sezione Narrativa autore abruzzese, Silenzio muto di Corrado Pace.

La Giuria ha motivato così il premio conferito a Silenzio muto: Lo sviluppo del romanzo, condotto attraverso il doppio filo del racconto dei fatti da un lato e del contestuale rapporto dello scrittore con la sua giovane interlocutrice dall’altro, non costituisce soltanto una formula originale della narrazione, e neppure solo un racconto nel racconto: è invece segnale della coscienza stessa dello scrittore, così come dello scrivere, del guardarsi dentro e del comunicare con l’esterno. Una consapevolezza stimolante del farsi e del costruirsi. Uno stare in mediis rebus, che poi è il fine ultimo della letteratura”.

Sapere che un nostro volume è stato apprezzato e premiato ci dà una immensa soddisfazione, ci inorgoglisce e ci incoraggia ad andare avanti con una forte determinazione.
Abbiamo chiesto a Corrado Pace di raccontarci come nascono i suoi libri e le sue considerazioni riguardanti il Premio.

D. Vogliamo subito congratularci con lei, è stata davvero una giornata densa di emozioni. Ma veniamo a Silenzio muto...
Come ha costruito il profilo psicologico dei suoi personaggi?
R. Osservando e ascoltando attentamente il mondo attorno a me e dentro di me. Ogni persona, anche quelle apparentemente insignificanti, è il risultato di indole, educazione, condizionamenti dell’ambiente geografico, familiare e sociale che ne fanno un unicum irripetibile.

corrado pce premiazione 2D. Perché così tanti personaggi?
R. Francis Scott Fitzgerald ha detto che non si scrive perché si vuol dire qualcosa, ma che si scrive perché si ha qualcosa da dire. Sono d’accordo. Quando ho messo penna a Silenzio muto, le cose che avevo da dire erano parecchie e, siccome scrivo romanzi e non saggi, non potevo dirle esplicitamente. Le ho fatte perciò dire dai miei personaggi, nei dialoghi e principalmente con le loro azioni. Ecco perché essi sono molti, considerando la snellezza del libro.

D. Cosa significa per lei essere uno scrittore?
R. Quando ci viene chiesto cosa sia un oggetto, per esempio un badile, per dire ciò che “è”
diciamo a cosa serve e di che materiale è fatto. Così è per me: per dire ciò che sono, non si può
prescindere dalla mia dimensione di scrittore: è essa che mi descrive, definisce e identifica.

D. Che tipo di scrittore è?
R. Mi piace la scrittura classica, di immediata comprensione, che non indulge in sperimentalismi. La ricerca dell’ “altrove” lo affido alle metafore e a più chiavi di lettura. Non mi piace il trucco delle tre “S” (Sangue - Sesso - Soldi) per catturare l’attenzione del lettore.

D. Che importanza ha la scrittura nella sua vita?
R. In parte ho già risposto quando mi ha chiesto cosa voglia dire per me essere uno scrittore.
Posso aggiungere che per me la cosa più importante della vita è la vita stessa, e che il suo senso più profondo è viverla. La stessa cosa posso dire per la scrittura. Per me, le due cose sono indissolubilmente intrecciate insieme.

D. Può raccontarci un aneddoto o qualcosa di particolare legato alla nascita di Silenzio muto e poi in generale alla sua scrittura?
R. Silenzio muto è nato da alcune cose che avevo da dire e che non rientravano nel tema principale del romanzo che stavo scrivendo, che poi è quello a cui sto lavorando adesso. Malgrado avessi deciso di accantonarle, esse continuavano a girarmi nella testa. Accadde poi che in televisione trasmettessero un reality letterario sul quale mi sarebbe piaciuto dire la mia. Così ho detto basta, avrei scritto una cosa tutta su quegli argomenti e poi sarei potuto tornare a lavorare tranquillamente al mio romanzo. Ecco come è nato Silenzio muto.
Per quanto riguarda la mia scrittura in generale, da bambino ero un lettore accanito.
Leggevo di tutto, anche di notte sotto le lenzuola. Libri per ragazzi, giornalini, i libri rilegati di mio nonno, con tanto di sigla dorata sul dorso, ogni volta che mio padre lasciava inavvertitamente aperta una delle due grandi librerie a vetri. Finì che mia madre mise tutto sotto chiave. Non mi scoraggiai: le cose da leggere me le sarei scritte da me. Da allora scrivo solamente cose che mi piacerebbe leggere, se le avesse scritte un altro.

D. I premi letterari possono influire nell’avvicinare le persone alla lettura?
R. Ritengo di sì. Molte persone, forse troppe, non leggono libri, limitandosi a documentarsi su giornali e Media, sui quali di concorsi letterari si parla. E questo potrebbe effettivamente avvicinare
alla lettura chi non legge libri o chi ne legge pochi.

D. Come inciderà, secondo lei, essere vincitore del Premio dell'Editoria Abruzzese sui suoi prossimi lavori?
R. Penso al romanzo che sto scrivendo. Essere vincitore oggi mi spronerà se non a far meglio, dato che il meglio cercherei in ogni caso di darlo, senz’altro a fare presto. Ovviamente senza penalizzare il meglio.

D. Vorrebbe dire qualcosa alla giuria e poi al suo editore?
R. Un grosso grazie a entrambi. Alla giuria per aver premiato Silenzio muto, e al mio Editore per averlo presentato al Premio.

 

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