Giulio d'Amicone si racconta: intervista all'autore di Attenti al gradino

Giulio d amicone1Giulio d'Amicone è finalista del V Premio dell'Editoria Abruzzese nella sezione Narrativa autore abruzzese, lo abbiamo intervistato al termine della cerimonia conclusiva che lo ha visto impegnato in un incontro/dialogo con la Giuria del Premio per raccontare del suo ultimo libro Attenti al gradino.

copertina attenti al gradino sitoD. Ci racconti qualcosa di lei e della sua passione per la scrittura.
R. L'ho sempre coltivata. Sono partito da un'educazione ultra-tradizionale (liceo classico e laurea in lettere), e già da ragazzino provavo a scrivere raccontini con la Olivetti Lettera 22…

D. Definisca con alcuni aggettivi il suo ultimo libro.
R. Scherzoso, parodistico, divertente (almeno si spera).

D. Com’è nata l’idea che ha dato vita al libro?
R. Dopo aver letto parecchi romanzi gialli di autori italiani ho cominciato a pensare di comporne uno anch'io… a rovescio.

D. Quanto tempo ha impiegato per la stesura?
R. Anni… ma a sbalzi, non è stato composto di getto: nel frattempo mi sono dedicato anche a pubblicare saggi relativi al mio interesse principale nel campo dell'arte, quello della critica cinematografica.

D. Come mai ha deciso di dare un tono ironico a una detective story?
R. Forse per reazione. Sono sempre stato un lettore di gialli, sia quelli all'inglese sia quelli all'americana, e mi ha sempre stupito - e forse anche infastidito - il superomismo di talune situazioni. Una per tutte: il detective subisce spesso delle tremende botte in testa, ma quando rinviene si dà una rapida sciacquata al viso e torna subito in azione.

D. Lei ricorre all'umorismo anche nella vita?
R. Talvolta sì, ma bisogna usare cautela. Scherza coi fanti…

giulio d amicone2D. Nel tratteggiare il personaggio principale si è ispirato a qualcuno in particolare?
R. No assolutamente. Il protagonista doveva solo essere un "private eye" imbranato!

D. A cosa non può rinunciare quando scrive?
R. Fitzgerald avrebbe probabilmente risposto "A una bottiglia di buon whisky". Io mi accontento di una buona salute.

D. Giulio d'Amicone scrittore e poi lettore... Quale genere preferisce, da chi si sente ispirato, quali sono i suoi autori romanzi, saggi ecc. preferiti?
R. Dovrei comporre un lungo elenco… Vediamo di sintetizzare. Il romanzo è dedicato alla memoria di Ross Macdonald, che ho sempre ritenuto il migliore della scuola americana. In campo spionistico assegno il primato a Len Deighton, molto superiore a Le Carré. Ma poi c'è la cosiddetta mainstream, e qui non citerò i soliti Tolstoj e via discorrendo. Mi limiterò a dire che detesto il linguaggio barocco di Shakespeare e che per me il più grande scrittore mai esistito è e rimarrà sempre Dante Alighieri.

D. Cosa significa per lei essere uno scrittore?
R. Sentirsi lusingato quando si viene definiti così!

D. Come inciderà, secondo lei, essere finalista del premio dell'Editoria Abruzzese sui suoi prossimi lavori?
R. Non sono mai sicuro di avere scritto qualcosa di valido: ma se un mio lavoro è stato scelto da una giuria, rappresenta una conferma. L'importante è non montarsi la testa e accettare anche le critiche.

D. Vorrebbe dire qualcosa alla giuria e poi al suo editore?
R. Non posso che ringraziare l'impegno di tutti i componenti della giuria, nonché l'assistenza della Casa Editrice Segmenti: una seria realtà locale che si sta affermando con sempre maggior validità.

 

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